martedì 25 settembre 2007

Alla ricerca di una via d'uscita...

Negli ultimi post ho abbandonato gli argomenti d'attualità che considero più vicini alla gente dedicandomi interamente alla politica dei partiti.
Non potevo esimermi dal non discutere di partiti, elezioni anticipate, sfiducia di governo e crisi di partecipazione, sfiducia da parte dei cittadini nei confronti di quella che purtroppo sempre di più si può definire una casta chiusa ed oligarchica.
Io credo che la Politica deve avere un ruolo fondamentale nel paese e non può essere sostituita da altri poteri come governi tecnici, magistratura e mass media.
Una "Politica della Polis" che deve ritornare ad avere sobrietà come afferma il nostro Presidente della Repubblica Napolitano; meno spettacolo e clamore, più fattiva partecipazione, più vicinanza ai veri problemi concreti della gente e anche più coerenza tra gli ideali e la pratica.

Da "Il Riformista" quotidiano che apprezzo, estrapolo parte di un articolo di Macaluso dove il giornalista pone un ragionamento reale e una via d'uscita forse possibile e percorribile:

Il Partito democratico è stato pensato, voluto e propagandato come antidoto alla frammentazione, ma, nei fatti, accade il contrario: nei Ds e nella Margherita si sono verificate rotture, scissioni e nuovi micropartiti. Il Partito democratico nasce come asse solido e portante della maggioranza governativa ma si verifica il contrario: nell’Unione c’è solo disunione, è cresciuta la conflittualità tra la sinistra massimalista e l’Ulivo-Pd, si è esasperato il protagonismo dei Mastella, Di Pietro, Dini, Bordon ed è emersa una tentazione centrista in seno alla Margherita. Il caos nella seduta del Senato sulla Rai dice bene cos’è la solidità dell’asse riformista del Pd. La situazione politica quindi si è fatta più confusa e più evidente è l’ingovernabilità. Un quadro cui concorre l’opposizione di centrodestra, la quale non delinea un’alternativa credibile dato che si fonda solo sul ritorno del Cavaliere a Palazzo Chigi, con conseguenze largamente prevedibili e già sperimentate negativamente.Berlusconi, quindi, continua a chiedere nuove elezioni e dal centrosinistra c’è chi gli dà una mano nel momento in cui si afferma che se cade questo governo si va al voto subito.
Le elezioni? E con quale legge elettorale? Solo degli irresponsabili possono chiedere crisi al buio o elezioni se non c’è più questo governo.
Dopo la Liberazione, i partiti si richiamavano ai loro antenati del pre-fascismo, e solo il voto nel 1946 ne definì la forza reale e il ruolo. La legge elettorale tedesca avrebbe il vantaggio di operare questa verifica, di non sperdere l’esigenza di una bipolarità e della governabilità. D’altro canto solo ridefinendo se stessi i partiti possono verificare le affinità anche per un progetto costituzionale, di cui tutti parlano e i cui esiti parlamentari sino ad oggi (a destra e a sinistra) sono falliti perché frutto del bipolarismo-coatto. È possibile in questo clima avviare una discussione serena e costruttiva su questi temi?

4 commenti:

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Questo non è un bipolarismo ma un coacervo di partiti riuniti in due grandi gruppi.

Il vero bipolarismo in realtà è spurio.

In Inghilterra i partiti sono tre se non erro per es.

La vera soluzione sarebbe a mio avviso una legge che permettesse a più partiti di formarsi (cosa che intanto fanno anche adesso, basta vedere i "lenzuoli" che ci sono alle amministrative per es.) ma stabilire uno sbarramento al 5%.

In Italia ad occhio una decina di partiti potrebbero raggruppare il libero pensare politico del Paese.

E lo sbarramento farebbe il resto.

Ma ora abbiamo solo una grande confusione ed una unità fittizia. E così non si va lontano.

CresceNet ha detto...

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Augusto ha detto...

Tornando alla "via di uscita";
continuo a proporre la uninominale secca e non ne ripeto i benefici.

Certo gli attuali partiti, tutti, si schiereranno in massa conto di questa; ben sapendo che se passasse una simile legge elettorale, il loro potere sarebbe drasticamente ridimensionato.

Ergo, a mio parere, non abbiamo una via di uscita.

marista urru ha detto...

onestamente le alchimie dei partiti, non mi affascinano. Soprattutto non apprezzo affatto che si cerchi di coprire la miseria degli intenti, la mancanza del sentimento di base che dovrebbe spingere una persona a sceglier la vita politica , e cioè il desiderio di fare il bene del proprio Paese, dei suoi abitanti, l'attaccamento alla propria storia, alle tradizioni. Ora si fa politica per interesse nudo e crudo, lo si vede chiaramente. Bene e male, giusto e sbagliato, morale o immorale , non contano, l'importante è "il potere" che porta danaro. Gli Italiani stessi votano con la stessa "intelligenza" del tifoso allo stadio, stanno in genere danneggiando ottusamente il paese, "per tifo!", una cosa che se vai all'estero e trovi qualcuno appena appena smaliziato e che capisce, ti senti un pedalino : te lo dicono in faccia, con parole delicate o ben educate che ci considerano dei bantù un po' strani, imbroglioni, e corrotti e fa rabbia, i corrotti li hanno anche loro, solo che hanno la coscienza di esserlo e la maggioranza della gente vota "ragionando sul proprio interesse e sul bene del paese. Non ci arriveremo mai. Stiamo ragionando sul PDl e sul PD . due prodotti di fabbrica, senza anima, senza storia . Mediocri somme di varie mediocrità, per creare partiti già morti e pieni di vecchie "signore" della politica. E costoro se fin ora hanno fatto male, anzi malissimo, perchè mai cambiando per l'ennesima volta nome , dovrebbero fare bene? Ma davvero vogliamo farci prendere in giro così?

Io almeno la vedo così, non andrò a votare, o meglio annullerò la scheda