mercoledì 24 ottobre 2007

E Prodi tira avanti...


Sono tornato ieri dalle vacanze e scrutando i primi tg e quotidiani mi sono accorto che il Governo Prodi è ancora su e tira avanti...
Un "Prodi da urlo" quello di ieri, in Consiglio dei Ministri si è imposto su tutti e a forza di "tachipirina politica" la febbre della crisi si è placata.
Mi chiedo come faccia a sopportare tutti i Mastella, Di Pietro, Diliberto, Dini e tutti i compagni di Rifondazione, impegnati nella loro conquista d'immagine più che a governare e a costruire qualcosa di positivo.
In tutto questo apparire e distinguersi nel centro-sinistra il buon Presidente Prodi tira avanti molto bene, con qualche acciacco, ma i mesi trascorrono, le leggi si approvano anche se con difficoltà e la legislatura prosegue.
Ma Berlusconi non aveva preparato il suo agguato???
A quanto sembra attualmente non ha fatto grandi acquisti, neanche al Milan le cose vanno bene...ma conoscendo il Cavaliere prima o poi uno scherzo a Prodi riuscirà a farlo !!!

Intanto vi riporto un articolo del giornalista Stefano Cappellini letto oggi su "Il Riformista":

Romano Prodi è un tipo tosto e orgoglioso. Che non molla facilmente. Lo sanno bene anche i leader suoi alleati, compresi coloro che magari lo canzonano per gli impacci lessicali, per la vocazione alla gaffe politica o per l’incapacità di comprendere le tecnicalità dei sistemi elettorali nonostante le assidue ripetizioni cui è sottoposto. E ieri Romano Prodi, a dispetto dell’oggettiva debolezza del suo governo e delle voci di depressione fuggite dallo stesso petto del premier, ha dato una dimostrazione della sua volontà di andare avanti.
La riunione del Consiglio dei ministri si è aperta con una presa di posizione del Professore sul caso Mastella, arrivato a palazzo Chigi con la lettera di dimissioni in tasca per la bufera De Magistris e per gli acciacchi che gliene sono venuti. Prodi ha aperto i lavori dichiarando «piena fiducia del governo al ministro Clemente Mastella e alle politiche del governo sulla giustizia che sono sempre state approvate e votate all’unanimità dal Consiglio dei ministri stesso». Il Guardasigilli ha incassato soddisfatto e apostrofato il rivale Tonino Di Pietro («Con te ho chiuso»), e quando l’ex pm ha abbozzato una replica, il premier lo ha stoppato rudemente: «La discussione si chiude qua». Dopodiché, Mastella si è presentato ligio e puntuale a palazzo Madama per votare insieme ai suoi senatori il decreto legge collegato alla finanziaria, che al primo giro la maggioranza ha scavallato al modo solito: di uno o due voti. «Il malato ha preso un brodo», ha dichiarato Fausto Bertinotti al Tg1 (prima di aggiungere: «Spesso i malaticci durano a lungo»). In ogni caso, tanto basta ad allontanare almeno di qualche giorno lo spettro della congiura al Senato. Ma congiura ci sarà davvero, come da annuncio del Cavaliere?
Il Prof è sempre più convinto di poterla sfangare. Ha passato gli ultimi giorni a chiamare e richiamare i senatori dissidenti a lui più familiari, lasciando che suoi messi contattassero gli altri: siciliani, italiani nel mondo, diniani. Il report finale dell’operazione diplomatica dice che non sarà semplice per i “sospettati” smarcarsi dalla maggioranza. E, del resto, la loquacità di Berlusconi sulla data di scadenza del governo (fissata dall’ex premier al 14 novembre) non aiuta certo gli eventuali congiurati a compiere fino in fondo la missione. Certo, incidenti e sorprese sono sempre possibili, «ma quando non lo sono stati - chiede il Prof agli interlocutori più scettici - da un anno e mezzo a oggi?».
Poi c’è il capitolo Veltroni. Il rapporto tra i diarchi del Pd è sospeso tra il tarlo della diffidenza e la tentazione della solidarietà. La sola ascesa del sindaco di Roma alla leadership del Pd è bastata a colorire gli scenari di default dell’esecutivo e di elezioni anticipate. E quindi a indebolire Prodi. Ma il Prof ha scelto di proporre un patto al suo vice nella prima stagione dell’Ulivo, consapevole che a Veltroni non conviene votare già nel 2008 e che, comunque, il neo-segretario non può permettersi di lasciare nemmeno mezza impronta su una caduta di Prodi, pena una guerra nel Pd senza esclusione di colpi. Nell’entourage prodiano c’è già chi sottolinea che nessuno ha investito Veltroni della candidatura alla premiership in caso di elezioni anticipate e che dunque, in tal caso, i giochi si saranno riazzerati. E chi dice che Prodi non possa correre contro Veltroni in una nuova primaria per la premiership? La sola ipotesi spaventa Veltroni più della rincorsa elettorale di Berlusconi. Naturalmente si tratta di voci messe in giro ad arte, ma che il Prof ha tutto l’interesse a far circolare affinché si sappia, uno, che lui non schioderà facilmente, due, che mentre tratta a palazzo Chigi l’armistizio con Veltroni (questo è stato il senso del faccia a faccia dell’altroieri), l’arsenale e le truppe restano pronte a riprendere il combattimento in qualsiasi momento.
L’offerta del Prof a Veltroni per fare insieme un pezzo di strada è sintetizzabile così: blindare la maggioranza sulla finanziaria, varare a gennaio la nuova squadra di governo tagliando e riaccorpando ministeri (dunque senza nuovi ingressi e senza passaggio al Quirinale per un Prodi-bis), fiaccare la strategia berlusconiana della spallata, arrivare al referendum elettorale e utilizzarne l’esito per costringere gli alleati e almeno un pezzo dell’opposizione ad aprire la stagione delle riforme. Va da sé che per inverare la seconda parte del piano servirà tenere a freno quei pezzi di maggioranza che si dichiarano pronti a tutto pur di evitare le urne referendarie. Oggi. Ma domani? Potrà Rifondazione aprire una crisi sul referendum dopo aver evitato di farlo su welfare, pensioni, rendite? Potrà ora che Prodi è invocato su Liberazione come l’ultimo baluardo contro i barbari centristi al seguito di Veltroni? E davvero Mastella, già nel mirino dell’antipolitica, è pronto ad assumere su di sé la responsabilità della crisi per una faccenda di seggi e liste? Domande senza risposta e comunque - sembra pensare il Prof - con una risposta meno scontata di quel che si è pensato finora. Certo, se il colpo riuscisse e il tavolo delle riforme si aprisse davvero, questo potrebbe portare ad elezioni l’anno dopo. Ma a Veltroni qualcosa bisogna pur concedere. E le urne, a quel punto, potrebbero non essere più un danno per nessuno.

lunedì 15 ottobre 2007

E' nato il Partito Democratico

Walter Veltroni attuale Sindaco di Roma è il Segretario del Partito Democratico, è stato eletto con oltre il 75 % dei voti.
Alle urne si sono presentati circa 3 milioni e 400 mila cittadini, il dato rappresenta un vero successo se si conta che erano stati preventivati non più di 2 milioni di votanti.
Il dato politico è veramente importante perchè storicamente è la prima volta in Italia che si vede la nascita di un partito riformista democratico con così tanta partecipazione popolare.

Riporto qui di seguito le prima conferenza stampa presa dalle pagine del "Corriere della Sera":

«Nei prossimi giorni non parteciperò ad alcuna trasmissione televisiva». Lo ha precisato il neosegretario del Partito Democratico, Walter Veltroni leader della nuova forza politica, «la prima in Europa - ha sottolineato il sindaco di Roma - ad essere nato da una spinta dal basso». Veltroni ha commentato positivamente il risultato dell'affluenza, i 3 milioni e 400 mila elettori che hanno deciso di recarsi alle urne per la scelta del segretario. «Un numero eccezionale» ha sottolineato Veltroni che ha poi parlato di «un voto per e non contro, un voto sereno, razionale, determinato e anche allegro e festoso».
Veltroni ha poi utilizzato «due parole chiave» per definire la nuova stagione politica che si apre con la nascita del Pd: «Iinnovazione, per riconquistare il futuro; e coesione, che è diversa da unità, perché è qualcosa di più». In questa legislatura, ha fatto presente Veltroni, il partito sosterrà lealmente il governo Prodi, sul quale il giudizio è assolutamente positivo «perché ha un bilancio di risultati ottenuti non riscontrabile in altri esempi della legislatura». Il sindaco di Roma ha poi ricordato le riforme che il centrosnistra vorrebbe varare, tra cui la riduzione del numero di parlamentari e la possibilità per il presidente del Consiglio di nominare e revocare i ministri, e ha detto che risultati significativi potrebbero essere ottenuti in otto mesi.
Veltroni ha approfondito la questione dei programmi del nuovo soggetto politico. «I cittadini - ha detto - non ci chiedono solo che il Pd sia un'altra tappa di una storia, ma di fare una cosa del tutto nuova, chiedono discontinuità». «C'è bisogno di un partito aperto - ha precisato - dove convivano diverse culture, senza correnti organizzate, dove ci sia la voglia di rappresentare le forze esistenti, le forze nuove arrivate e quelle che guardano a noi».



P.S.
Il Sottoscritto va per una settimana in ferie, riscriverò dopo il 24 ottobre, ciao e a presto.

giovedì 11 ottobre 2007

Welfare, una buona intesa


E Prodi insieme al suo governo riprendono fiato dopo il successo sul referendum dei sindacati relativo alla riforma del Welfare.
Una buona intesa la definerei, non si può negare che se un accordo viene sottoscritto dal Governo e dalle Parti Sociali è sicuramente frutto di una buona mediazione e da una volontà comune riformatrice.
Assindustria, Sindacati, oltre 40 rappresentanti di svariate categorie sociali hanno sottoscritto insieme al Governo Prodi un protocollo importante che mette daccordo tutti tranne una parte in minoranza della sinistra.
Cari Onorevoli Rizzo, Diliberto, Russo Spena e company, siete veramente una minoranza che non rappresenta neanche la maggiorparte della classe operaia alla quale vi siete rivolti per il sostegno al NO.
Non crediate di poter andar lontano politicamente con il vostro modo di "fare" quasi sempre contro per ideologia, il Governo e la maggioranza di cui fate parte questa volta ha vinto e ha piena ragione di andare avanti con questo protocollo.
Questo accordo sul Welfare è fondamentale per Prodi, infatti se il Governo non cadrà nanche questa volta sicuramente ne uscirà più forte ed insieme alla forza del Partito Democratico si prospetta un futuro migliore per la maggioranza riformista.
Mi auguro tempi migliori e più sereni per la politica ed inoltre spero che anche nel Centro Destra si proponga qualcosa di politicamente nuovo.